Una petizione online risolve tre problemi della carta e ne lascia due intatti. Sapere quali sono prima di cominciare è la differenza tra un elenco preso sul serio e una cartellina di fogli che nessuno legge.
Cosa risolve l’online
Raggiunge chi non è nei paraggi. La carta prende solo chi passa davanti alla tavoletta.
Non si perde. Non si bagna, non sparisce, non resta in mano a qualcuno che è partito.
Registra quando ciascuno ha firmato. Questo è il vero punto di forza, e quasi nessuno lo nomina. Un elenco di carta senza date può essere stato compilato ieri o tre anni fa, e non c’è modo di distinguerlo.
Permette di avvisare dopo. Quando arriva la risposta, chi ha firmato lo viene a sapere, ed è questo che decide se quelle persone firmeranno la prossima.
Cosa l’online non risolve
Chi non vive sul telefono. Nel condominio, davanti alla scuola, al mercato, una tavoletta raccoglie firme che un link non raggiunge mai, e proprio dalle persone il cui nome pesa di più quando la richiesta riguarda quel luogo.
E non risolve la diffidenza, che è il problema vero ed è lo stesso in entrambi i formati.
La domanda che arriva sempre alla consegna
Ovunque tu la consegni, arriva la stessa: come faccio a sapere che queste firme sono reali e che nessuno ha toccato l’elenco dopo?
È il punto debole di tutti i formati. Su carta si può aggiungere una riga. Su un foglio di calcolo si modifica qualsiasi cosa. E nella maggior parte dei siti di petizioni, quello che esiste è un elenco di nomi in una banca dati amministrata dal sito stesso: se qualcosa cambia, non c’è modo di dimostrarlo.
Da lì nasce l’obiezione di sempre, questo non prova niente, e siccome non si può rispondere, la conversazione finisce.
Su Causfy ogni firma esce con il proprio certificato, una per una, e chiunque verifica che combaci senza dipendere da noi. Non equivale a una firma di proprio pugno e non lo diremo: quell’affermazione circola parecchio nel settore e fa danni veri il giorno in cui viene messa alla prova. Quello a cui il certificato risponde è la domanda stretta che di fatto viene posta: quando è stato firmato, e che il testo firmato non è cambiato da allora.
E un limite che vale la pena dire: il sigillo prova origine e integrità, mai contenuto. Non dice che la richiesta sia ragionevole. Quella parte spetta a te.
I livelli, perché non è tutto uguale
Vale la pena deciderlo prima di raccogliere, perché cambia cosa raccogli.
Una petizione per chiedere un attraversamento pedonale ha bisogno di numeri e di prossimità: duecento vicini, con nome e un modo per contattarli. Nessuno contesterà l’identità di ciascuno.
Una petizione diretta a un organo che esamina quello che riceve, come un’autorità, un giudice o un’ispezione, ha bisogno di prova di chi ha firmato, e non solo di quanti.
Per questo esistono due livelli. La firma semplice verifica l’indirizzo di posta di chi firma, esce con certificato e registro ancorato, e non costa nulla: è quella che usano quasi tutte le cause. L’avanzata aggiunge la verifica dell’identità con un documento, per quando la destinazione esigerà garanzie.
E c’è un terzo livello in preparazione, la firma qualificata: nel regolamento eIDAS designa l’unico livello di firma elettronica con equivalenza legale a quella di proprio pugno, ed è la ragione per cui tutto quanto sopra è scritto con tanta cautela. Non mettiamo una data, perché un «prossimamente» che non si rispetta è peggio che non dire nulla, e finché non esisterà, niente in questo sito afferma quell’equivalenza.
Quanto ci vuole
Non è rapido, e saperlo evita di mollare troppo presto.
Tra il protocollo e una prima risposta passano di solito alcune settimane. Tra la risposta e il fatto che succeda qualcosa, molto di più, soprattutto se comporta lavori, bilancio o un appalto, che hanno un calendario proprio e non dipendono da chi ha ricevuto la richiesta.
L’errore comune è leggere tre settimane di silenzio come un rifiuto e fermarsi. Un sollecito che cita il numero di protocollo risolve buona parte dei casi, ed è gratis.
Come si fa, in pratica
- La richiesta in una frase, con un verbo. «Installare un attraversamento pedonale in via Bento, all’altezza del civico 120.» Se non sta in una frase, sono due richieste e le perdi entrambe.
- Scopri chi decide. Non chi conosci, ma chi ha la competenza. Consegnarla nell’ufficio sbagliato è il modo più comune perché non succeda nulla.
- Pubblicala dove resti registrata la data di ogni firma.
- Diffondila prima in privato. Dieci messaggi uno per uno valgono più di cinque post nello stesso gruppo. E il gruppo serve a diffondere il link, mai a raccogliere le firme: uno screenshot non è una firma.
- Usa anche la carta, dove le persone sono già insieme.
- Consegnala stampata, con protocollo, e conserva la ricevuta.
- Sollecita dopo tre settimane citando il numero di protocollo, e pubblica la risposta anche se è negativa.
I dati di chi firma sono dati personali
Vale la pena averlo chiaro prima di cominciare, perché l’elenco finisce per contenere nome, indirizzo di posta e a volte documento di parecchie persone.
Tre regole. Usali solo per questa richiesta. Non pubblicare l’elenco, nemmeno una foto di esso in un gruppo. E non lasciare visibili le firme precedenti a chi sta firmando adesso, che è esattamente ciò che succede con una tavoletta aperta sul tavolo.
Il modello del documento, con la struttura intera e cosa fa ciascuna parte, è in modulo per la raccolta firme.
Scopri come funzionano le firme su Causfy: crearla non costa nulla, non c’è limite di firme e ognuna esce con il suo certificato.
Domande frequenti
Come si fa una petizione online?
Scrivi la richiesta in una frase con un verbo, scopri chi ha la competenza per decidere, pubblicala dove resti registrata la data di ogni firma, diffondila in privato prima di qualsiasi gruppo grande, e consegnala stampata con protocollo. L’online serve a raccogliere; la consegna resta per iscritto.
Una petizione online ha valore legale?
Nessuna petizione, online o su carta, obbliga qualcuno a decidere in un certo modo. Quello che fa è mettere agli atti una richiesta collettiva, con una data, davanti a chi decide. Su questo punto l’online batte la carta, perché riesce a dimostrare quando ciascuno ha firmato.
Qual è la differenza tra petizione online e su carta?
L’online raggiunge chi non è nei paraggi, non si perde e registra la data di ogni firma. La carta raggiunge chi è già nello stesso posto e non vive sul telefono, che spesso è proprio chi pesa di più. Le campagne che funzionano usano entrambe e consegnano i due elenchi insieme.
Un gruppo di messaggistica con persone che dicono «sono d’accordo» vale come petizione?
No. Uno screenshot di persone che scrivono «ci sto» non ha nomi completi, non ha date affidabili e non permette di mostrare che non è stato modificato. Il gruppo serve a diffondere il link, mai a raccogliere le firme.
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