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Guida5 min di lettura

Come fare una raccolta fondi, passo per passo

Tre decisioni prima di aprire qualsiasi cosa, i sette passi, e perché la maggior parte delle raccolte resta a zero nella prima settimana.

Scritto da José Espinoza

Come fare una raccolta fondi, meccanicamente, sono quindici minuti. Quello che decide il risultato succede prima, in tre decisioni da prendere a mente fredda, e dopo, nel modo in cui si manda il link.

Prima di aprire qualsiasi cosa: tre decisioni

L’importo esatto. Non una cifra tonda e comoda: quella che c’è sulla fattura, sul preventivo, sul biglietto. Una cifra calcolata si può verificare, una tonda sembra messa a occhio, e la gente lo nota proprio mentre sta decidendo.

La scadenza. Una raccolta senza data non ha urgenza, e senza urgenza nessuno contribuisce oggi, perché chi pensa di contribuire più avanti non contribuisce.

Chi riceve il denaro. Il tuo conto, quello della persona coinvolta, quello di un ente? Decidilo adesso e scrivilo sulla pagina. È la prima cosa che vuole sapere chiunque ti conosca da lontano, e non la chiederà ad alta voce.

I sette passi

  1. Scegli dove crearla. Le sei cose da confrontare sono in piattaforme crowdfunding.
  2. Scrivi un titolo che dica cosa succede se funziona. «Aiutate Marta» non dice nulla. «Marta ha bisogno di una carrozzina elettrica per tornare a lavorare» dice tutto.
  3. Racconta la storia in tre paragrafi. Chi sei, cosa è successo, a cosa serve il denaro. In quest’ordine, senza giri e senza chiedere scusa per chiedere.
  4. Dettaglia la spesa, voce per voce. È ciò che separa una raccolta da una richiesta vaga, ed è il passo che più gente salta.
  5. Metti una foto vera. La stanza, l’officina, il cane, la persona. Una foto di banca immagini si riconosce all’istante e butta giù tutto quello che il testo aveva costruito.
  6. Pubblica e scrivi a dieci persone in privato. Una alla volta, non in un gruppo. Le prime dieci donazioni sono quelle che provocano le altre: nessuno vuole essere il primo nome su una pagina vuota.
  7. Dai notizie. Ogni settimana, anche solo per dire che non è cambiato nulla.

Perché restano a zero

Quasi sempre per uno di questi quattro motivi:

  • È stata condivisa in un gruppo grande prima che qualcuno avesse contribuito. Una pagina a zero non riceve denaro da chi non ti conosce.
  • Non c’è un nome, né un volto, né un legame con la situazione. È la prima cosa che le persone scartano.
  • Un obiettivo tondo senza spiegazione, che si legge come un numero inventato.
  • Silenzio dopo la prima settimana. Senza notizie, la campagna sembra risolta o sembra abbandonata, e in entrambi i casi smette di ricevere.

Cosa muove davvero una raccolta

Condividere il link cinque volte nello stesso gruppo non produce cinque donazioni. Produce silenzio: chi l’ha visto la prima volta ha già deciso, e rivederlo non cambia la decisione.

Quello che funziona è parlare con una persona alla volta, in privato, dicendole perché lo stai chiedendo proprio a lei. Costa molto più tempo e converte molto meglio.

Dopo di che, tre cose aiutano davvero:

  • Un foglio con un codice QR nel negozio del quartiere, in parrocchia, in palestra, davanti alla scuola. Arriva proprio a chi già conosce la situazione.
  • Un messaggio vocale breve invece di un testo. La voce convince meglio di un paragrafo.
  • Annunciare di essere a metà. Quella è una notizia, e le notizie si condividono senza che si debba chiedere.

Cosa avere pronto prima di sederti

Con queste quattro cose davanti, creare la pagina sono dieci minuti invece di un’ora:

  • La cifra esatta, con la fattura o il preventivo sotto gli occhi.
  • Due o tre foto vere, già sul telefono da cui lo farai.
  • L’elenco delle prime dieci persone a cui scriverai, per nome.
  • Dove deve arrivare il denaro, con i dati a portata di mano. E verificato prima: la via disponibile non è la stessa in ogni paese, ed è nella pagina di copertura.

Averle pronte è la differenza tra pubblicare quella sera stessa e lasciarla in bozza per tre settimane.

Si mostra l’obiettivo?

Sì, ed è poco intuitivo: una barra che avanza verso una cifra raccoglie più di una pagina senza, perché trasforma il contributo in un apporto a qualcosa che sta progredendo.

L’eccezione è un obiettivo molto grande che parte da zero. Zero su una cifra molto alta scoraggia. In quel caso pubblica prima, ottieni in privato le prime dieci donazioni e mostra l’obiettivo dopo.

Tre cose che sembrano dettagli e non lo sono

Il primo commento. Se la piattaforma li permette, scrivilo tu: una riga che ringrazia chi ha contribuito per primo. Una pagina con una conversazione viva si legge diversamente da una pagina muta.

L’ordine delle foto. La prima è quella che si vede quando il link viene condiviso, non quella che ti piace di più. Se la prima è un documento o uno schermo, il link arriva freddo ovunque venga incollato.

Il nome del file. Sembra assurdo e non lo è: alcune piattaforme lo usano nel testo alternativo dell’immagine. «IMG_2481» non dice nulla; «riparazione-tetto-scuola» sì.

E se avanza qualcosa dopo

Vale la pena deciderlo prima, non dopo, perché dopo qualunque decisione sembra presa di comodo.

Le due opzioni ragionevoli sono dirlo nella pagina fin dall’inizio, «se avanza, va a questo», oppure chiuderla appena la necessità è coperta. Quello che non funziona è lasciare la domanda in sospeso: è lì che nascono le voci che durano anni.

Quando finisce

Di’ cosa è stato pagato. Un messaggio: quanto è stato raccolto, quale conto è stato saldato, grazie. È quello che le persone ricordano, ed è ciò che decide se contribuiranno la prossima volta che qualcuno chiede.

Se avanza denaro, dillo tu e di’ cosa se ne fa, prima che qualcuno lo chieda.

Chiudila quando la necessità è coperta. Una raccolta lasciata aperta per mesi solleva domande a cui nessuno vuole dover rispondere.

Una cosa da decidere presto

Se oltre al denaro ti serve gente. Ci sono molti casi che hanno bisogno di entrambe le cose, coprire una spesa e allo stesso tempo chiedere che qualcuno decida qualcosa, e portarle su strumenti scollegati divide lo stesso pubblico tra due link. Come si organizza la seconda è in petizione online.

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Domande frequenti

Come si fa una raccolta fondi passo per passo?

Decidi prima l’importo esatto, la scadenza e chi riceve il denaro. Poi scegli dove crearla, scrivi un titolo che dica cosa succede se funziona, racconta la storia in tre paragrafi, dettaglia la spesa voce per voce, metti una foto vera, pubblica e scrivi in privato a dieci persone prima di condividerla in qualsiasi posto pubblico.

Quanto bisogna chiedere in una raccolta fondi?

La cifra esatta che serve coprire, presa dalla fattura o dal preventivo. Una cifra tonda sembra messa a occhio, e si nota proprio nel momento in cui qualcuno sta decidendo se contribuire.

Perché la mia raccolta fondi non riceve donazioni?

Quasi sempre per uno di quattro motivi: è stata condivisa in un gruppo grande prima che qualcuno avesse contribuito, non c’è un nome né un volto dietro, il denaro non è dettagliato, oppure ha smesso di dare notizie. Una pagina a zero non riceve contributi da sconosciuti.

Serve un’associazione per fare una raccolta fondi?

No. Una persona può creare una raccolta per aiutare qualcuno, ed è la cosa più frequente: un vicino, un familiare, un collega. Anche le organizzazioni possono, con lo stesso account.

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